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CHIUSURA PONTE NUOVO. VIABILITÀ ALTERNATIVA

By on agosto 26, 2018 0 198 Views
La prima giornata di chiusura del Ponte Nuovo, decisa d’intesa con Città Metropolitana e in accordo con il sindaco di Pieve di Cento, ci ha dato l’opportunità di cominciare a valutare il sistema di segnaletica e di riorganizzazione della viabilità attraverso vie alternative.
 
Per i veicoli con massa complessiva a pieno carico superiore a 7,5 tonnellate, provenienti da Ferrara e diretti a Pieve di Cento o Bologna, che quindi non possono transitare sul Ponte Vecchio sulla base del suo ordinario limite di carico, si consiglia di utilizzare la SP66, proseguire sulla SP255 in direzione di San Giovanni in Persiceto, percorrere la provinciale fino all’intersezione con via G. Fanin e svoltare a sinistra su quest’ultima, quindi arrivare all’incrocio con la SP3 e svoltare a sinistra in direzione di Bologna, così da arrivare a Sala Bolognese e a Pieve di Cento passando per Castello d’Argile oppure da giungere a Bologna. In alternativa all’incrocio con la SP3 si può svoltare a destra percorrere il cavalcavia e arrivare alla rotatoria, dove a sinistra si può percorrere la SP568 verso Bologna oppure proseguire diritto verso Anzola Emilia sulla SP2.
 
Le auto potranno impiegare il Ponte Vecchio, ma è consigliato, per evitare il formarsi di lunghe code, utilizzare anche la strada di San Giovanni in Persiceto e, per le frazioni di Casumaro, Alberone e XII Morelli, il percorso attraverso Sant’Agostino e Galliera.
 
«Chiedo la collaborazione di tutti nell’individuare l’itinerario alternativo più confacente alle proprie esigenze e meno impattante per il traffico cittadino – esorta il sindaco Fabrizio Toselli -. Metteremo in campo presidi di Polizia Municipale e studieremo come ricalibrare la temporizzazione dei semafori, oltre a eventuali soluzioni sperimentali. Oltre alla raccomandazione di considerare i possibili rallentamenti nella circolazione nell’affrontare gli spostamenti».
 
Pur scusandosi per i disagio, il primo cittadino conferma la necessità di giungere alla decisione della chiusura del Ponte Nuovo, supportata da tre criteri. Prevenzione. «Il provvedimento non è stato dettato da sollecitazioni politiche, peraltro successive all’inizio delle verifiche, o da un ‘effetto Genova’. Direi piuttosto da un ‘effetto terremoto’: il sisma ci ha infatti insegnato il valore della prevenzione e di non attendere che accada il peggio. Di qui l’inizio delle indagini su tutti i ponti del territorio lo scorso anno, nell’ottobre 2017». Sicurezza. «La sicurezza prima di tutto. È però dovere di un amministratore prendere decisioni, soprattutto se tanto impattanti, non solo in piena coscienza, ma anche basandosi non su informazioni vaghe, bensì su una documentazione attendibile. Occorre serietà: a garanzia di tutti». Efficienza. «Gli esiti delle verifiche approfondite ci hanno consegnato le condizioni del ponte dettandoci le linee dell’intervento provvisionale, che ci consentirà in quaranta giorni di riaprire il ponte, anche al traffico pesante fino alle 33 tonnellate. Di più, ci hanno indicato cosa fare dopo: l’intervento definitivo da 3,2 milioni di euro. Li chiederemo al Governo che potrebbe così avere la possibilità di passare dalle parole ai fatti: abbiamo già il progetto di fattibilità che in tempi brevi ci permetterebbe di partire».
 
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