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IL SILENZIO E’ DOLO: FOTOGRAFIAMO IL CORAGGIO!

By on luglio 13, 2016 0 208 Views

“Il silenzio è dolo – fotografiamo il coraggio ” – L’IC “Il Guercino”vince la prima fase del Concorso Nazionale patrocinato da Enti Locali, Regioni e Uffici Scolastici. L’istituto Comprensivo “Il Guercino” ha partecipato al concorso nazionale “Il silenzio è dolo” patrocinato da Enti Locali, tra cui il Comune di Cento, Regioni ed Uffici Scolastici per la formazione civile contro le mafie. Il concorso era diretto a promuovere la cultura della legalità e della cittadinanza responsabile portando gli alunni a riflettere su esempi importanti e si potevano scegliere vari settori. Spronati dalla dirigente Anna Tassinari, abbiamo scelto: “Il silenzio è dolo: noi denunciamo le ingiustizie sui ragazzi- fotografiamo il coraggio”. Il testimonial di questo settore era Malala Yousafzai, la ragazza pakistana premio Nobel 2014 , impegnata nella lotta per i diritti civili delle donne contro l’estremismo islamico dei talebani. Come previsto dal bando del concorso, uno spazio della scuola sarà dedicato a questa coraggiosa ragazza con una cerimonia che effettueremo alla riapertura del prossimo anno scolastico. Il concorso prevedeva una classifica in base agli accessi tramite la pagina Facebook appositamente dedicata al concorso e una convalida da parte di una giuria tecnica. Questa la classifica:

Il silenzio è dolo: Fotografiamo il coraggio” :SCUOLA SECONDARIA DI 1° GRADO

1° CLASSIFICATO: Istituto comprensivo 1 “Guercino”, Cento (FE) ;

2° CLASSIFICATO: Istituto comprensivo “Nardi”, Porto San Giorgio (FM) ;

3° CLASSIFICATO: Istituto comprensivo “Angioletti”, Torre del Greco (NA) .

Come hanno interpretato i ragazzi de “Il Guercino” questa importante riflessione sulla legalità, sul rispetto dei diritti civili e del diritto allo studio?  Guidata dalle prof.sse Garuti e Russo, la classe 2^F a tempo prolungato dell’Istituto Comprensivo 1 “Guercino” di Cento (FE) ha interpretato , attraverso 3 tableaux  vivants,  alcune delle più importanti opere pittoriche dei secoli scorsi legandoli alla vicenda di Malala Yousafzai. La storia di questa piccola grande donna premio Nobel per la Pace nel 2014, ha appassionato questi giovani lettori:  una sua frase, divenuta icona di un’idea di rivoluzione semplice e travolgente: “Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo”. Abbiamo quindi deciso di far rivivere la “Libertà che guida il popolo” di Delacroix realizzato nel 1830, trasformandolo nel tableau vivant che abbiamo chiamato “L’istruzione che guida il popolo” e che lo guida verso la salvezza da una condizione di paura e ignoranza, verso la libertà dalla subordinazione della donna in alcune aree del mondo, verso un futuro di speranza e di crescita per tutti gli uomini e le donne di domani, che guidati dalla luce dei libri, delle penne e di tutti coloro che con impegno, determinazione e coraggio porteranno avanti un progetto di istruzione nonostante le difficoltà e i pericoli, riusciranno a costruire un futuro migliore per ciascuno di noi. Il secondo tableau vivant parte da un’altra delle frasi di Malala: “Non sarò ridotta al silenzio dai talebani. Quando mi hanno sparata la paura è morta così come l’essere senza speranza” che ci ha portato a pensare ad una celebre opera di Munch: “L’urlo”, realizzato in più versioni a partire dal 1893. L’opera, che porta con sé tutta la carica di angoscia e di smarrimento che può colpire la società, è stata la nostra chiave di lettura per analizzare la storia di un popolo che deve rinunciare all’ istruzione e che si troverà ad essere smarrito, impoverito, disumano, esattamente come le forme dei volti di ragazzi che deformandosi perdono la naturalezza che gli è propria e si presentano ossuti, terrorizzati, disorientati. Il nostro “Urlo per dire basta” si presenta su uno sfondo dove anche i colori sembrano schegge impazzite: il rosso del sangue che si mescola al verde, al blu, al bianco e che generano insieme colori nuovi, per uno sfondo caotico e complesso in cui le linee si perdono, si avvolgono e si sovrappongono, simbolo di un caos che risucchia come una voragine dentro di sé chi abbandona la speranza e si adagia nella rassegnazione di una vita di rinunce. Infine il terzo tableau vivant in cui i ragazzi rappresentano il detto “Non vedo, non sento, non parlo” fonde in sé più elementi del pensiero di Malala, da un lato l’importanza di ciascun organo del nostro corpo su cui lei stessa ci invita a riflettere quando afferma che: “Non ci si rende conto di quanto potere ci sia in ciascuno degli organi del nostro corpo finché non ne perdiamo uno” esattamente come è successo a lei con la perdita dell’udito dall’ orecchio sinistro e a questo aspetto abbiamo legato il discorso che ha tenuto quando le è stato attribuito il premio Nobel, quale messaggio universale ed eterno di speranza, verso un futuro migliore che sia il più lontano possibile da mutilazioni non solo fisiche e che colpiscono tutti coloro che si arrendono ad una realtà di ignoranza imposta con le armi: “Diamo inizio a questa fine. Che finisca con noi. Costruiamo un futuro migliore proprio qui, proprio ora”.

 

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