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IL SINDACO DI CENTO INTERVIENE ALL’INAUGURAZIONE DELLA CHIESA DI PENZALE

By on dicembre 3, 2018 0 271 Views
Un momento di vera commozione ha unito l’intera comunità di Penzale nel momento in cui, dopo 6 anni dalla chiusura causa terremoto, in tanti si sono ritrovati Domenica 2 Dicembre proprio in quella chiesa per sottolineare che la vita prosegue….eccome.
Anche Fabrizio Toselli, Sindaco di Cento, non ha voluto mancare ad un momento così importante per tanti cittadini. Quest le parole pronunciate dal Primo cittadino ieri:
 
Saluto tutti quanti sono riuniti qui oggi, numerosi, in questa importante occasione di riapertura ufficiale della splendida chiesa di Santa Maria e Sant’ Isidoro.
 
Saluto Monsignor Zuppi, che ci è costantemente al fianco e continua a non farci mancare, sia nei momenti più complessi sia nei giorni di festa, la sua affettuosa vicinanza nel corso del nostro cammino di comunità.
 
Saluto l’assessore regionale Palma Costi, con cui, in particolare dal 2012, i rapporti sono sempre molto stretti per mettere in campo il massimo impegno al fine di ripartire pienamente e valorizzare la nostra terra.
 
Saluto tutte le autorità civili e militari, il mondo associazionistico e tutte le realtà territoriali che non hanno voluto mancare in questa giornata tanto significativa per tutti noi.
 
Anche a voi per prima cosa voglio esprimere il mio più sentito ‘bentornato’: il più sincero ‘bentornati a casa’.
 
Dico “anche” perché ho avuto la grande gioia di partecipare già alla riapertura della Collegiata di San Biagio e della chiesa di San Sebastiano. Segno questo che la pazienza e la fiducia, la determinazione e il lavoro vengono ripagati. Certo, i tempi non possono essere celeri come li vorremmo e come li spereremmo, ma non dobbiamo mai dimenticare da dove siamo partiti, dal punto zero a cui ci ha costretti il terremoto.
 
Non diamolo mai per scontato, non perdiamo mai la memoria anche dei terribili giorni in cui ci siamo trovati a piangere vittime, a contare i danni e a trarre il bilancio delle ferite aperte nelle nostre vite.
 
Sono convinto, e me lo sentite ripetere spesso, che questo esercizio della memoria sia fondamentale per il nostro presente e per il nostro futuro. Ricordare significa in questo caso alimentare e rafforzare molti sentimenti che devono costituire il baglio di una collettività che si vuole solida e solidale.
 
L’altruismo. Quando abbiamo perso le nostre case, comprese quelle di riferimento comunitario, ovvero le chiese, le scuole, i luoghi di lavoro e gli spazi di aggregazione, in tanti hanno aperto le loro porte e hanno messo a disposizione, hanno condiviso quanto potevano. E in tanti hanno lavorato, senza sosta, per predisporre degli ambienti alternativi, che fossero tende o edifici provvisori, e fornirci ciò che mancava, fosse anche soltanto un prezioso sorriso.
 
La coesione. Siamo stati comunità e chiesa anche privati dei nostri luoghi e dei nostri punti di riferimento, che abbiamo tanto più imparato ad apprezzare, superando la normale tendenza a dare per scontato qualcosa che reputiamo sicuro. Allora ci siamo semplicemente guardati gli uni gli altri decidendo di stringerci tutti insieme fra noi e ai nostri valori, ai nostri ideali e anche al coraggio che ci viene dal non essere soli e dal sentire di non essere soli.
 
La fiducia. Di fronte a tante difficoltà e con la terra che letteralmente tremava sotto i nostri piedi, so che nessuno di noi ha mai pensato di arrendersi. Dopo la paura, dopo la sofferenza, dopo l’angoscia, tutti hanno fatto la loro parte, fosse anche solo lo sforzo di cercare di riguadagnare piccoli spazi di normalità. Tutti lo hanno fatto guardando al domani, sapendo che si sarebbe ricostruito dentro e fuori, come e meglio di prima. Allora la speranza ha attivato il coraggio e il coraggio la determinazione e la determinazione l’impegno. Sino ad arrivare a oggi.
 
La gratitudine. Nei giorni più bui, in quelli dei piccoli passi che erano grandi conquiste e in quelli della ripresa abbiamo saputo e sentito di poter contare su qualcuno: sull’ altro. Per questo non essere mai stati lasciati soli credo proviamo tutti un grande sentimento di riconoscenza, anche verso persone di cui non sappiamo neppure il nome. Un sentimento che abbiamo in questi anni cercato di concretizzare aiutando altri territori purtroppo colpiti da calamità.
 
Quell’ altruismo, quella coesione, quella fiducia, quella gratitudine non devono essere lasciati spegnere. Sono le basi della gioia che proviamo oggi a rientrare nella nostra chiesa e a ritrovarvi l’accoglienza, la familiarità e la sicurezza, il senso di appartenenza e la fratellanza di cui queste mura sono l’emblema.
 
In questo giorno di festa guardiamo ai sei anni che sono passati e vediamo il domani, che sono certo sarà di crescita e di costruzione di un futuro che assomiglierà a quello che siamo diventati.
Grazie”.
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