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LANCIO CANDIDATURA DI EDOARDO ACCORSI

By on agosto 26, 2021 0 139 Views

Arrivata in redazione la versione integrale del discorso che Edoardo Accorsi ha tenuto ieri pomeriggio a Corporeno, ai giardini pubblici, per lanciare la propria candidatura a sindaco di Cento.

“Intanto grazie a Valeria Tassinari, Nando Balboni e Luca Bonzagni per aver deciso di accettare il nostro invito questa sera e per avere voluto condividere con noi alcuni importanti pensieri. E devo ringraziare voi che avete scelto di essere qui, di trascorrere questo tempo assieme.
Quando abbiamo deciso di fare l’evento di apertura abbiamo pensato subito a questo giardino, perché è un luogo bello dove passano del tempo le famiglie, i bambini e i cittadini in generale. Poi mi ha chiamato Nando e mi ha detto: guarda che questo non è un giardino come tutti gli altri. Questo luogo esiste perché i corporenesi lo hanno cercato e lo hanno voluto.
Prima un campo di calcio in affitto costruito da volontari che avevano costituito un gruppo sportivo, poi il Comune acquista l’area e insieme al lavoro dei cittadini si raccolgono i fondi per creare questo luogo della comunità. Noi oggi siamo qui per un motivo molto simile: siamo cittadini e cittadine che vogliono costruire, realizzare cose utili e nuove.
Quando mi è stato proposto di candidarmi a sindaco ho accettato perché sapevo che non sarei stato solo, che avrei trovato tante persone, donne e uomini, giovani e anziani che desiderano creare qualcosa di bello e positivo per la nostra comunità. Che hanno idee e vogliono metterle in pratica uscendo dalla rassegnazione che colpisce troppi dei nostri concittadini.
Il percorso che ci ha portato fino a qui è un percorso fatto di spontaneità e di partecipazione, di entusiasmo, di relazione, di tanti anni di lavoro insieme sui territori, di politica. Lavoro che ha sempre e solo avuto un obiettivo: quello di costruire qualcosa per la nostra comunità. E questo sarà il mio obiettivo, sarà il nostro obiettivo. Ma cosa vogliamo costruire?
Quando abbiamo dato notizia che saremmo venuti qui per lanciare la campagna elettorale mi sono stati segnalati alcuni commenti comparsi sui social network. Uno, in particolare, mi ha colpito: una nostra concittadina domandava come fosse possibile che, essendo nato e vivendo a Cento, mi presentassi a Corporeno per lanciare la candidatura a sindaco. Il presupposto di questo commento, che non mi interessa giudicare, è che il nostro comune sia fatto da tanti pezzi diversi. Che Corporeno sia qualcosa, Renazzo qualcos’altro, Cento altro ancora e via dicendo.
Mi sono sempre sentito a casa nel camminare per le vie di Renazzo, nel calpestare il campo da calcio di Casumaro, quello di Bevilacqua, quello di Dodici Morelli, quello di Renocentese. Mi sono sempre sentito a casa quando con Estate Ragazzi accompagnavamo i bambini a fare attività al Parco dei Gorghi.
Mi sono sempre sentito a casa quando, insieme a Vito Salatiello e ad altre amiche e amici durante la pandemia, portavamo le spese a casa di persone che erano in difficoltà, senza pensare che il cibo che stavamo consegnando a Buonacompra arrivava dalla Caritas di San Pietro, da Penzale, Renazzo o Casumaro.
Con il nostro impegno vogliamo fare sì che fra cinque anni nessuno abbia ragioni per obiettare se un centese viene a Corporeno per presentare le proprie idee, dobbiamo costruire una città dove nessuna persona si sente meno valorizzata, meno cittadina di altre. Cento e le Frazioni sono una cosa sola, hanno una storia e un futuro in comune!
Tutte le persone devono venire valorizzate: in ogni luogo del nostro territorio, le persone fragili, gli anziani, i giovani, chi la pensa diversamente da me o da noi.
Abbiamo due modi per farlo. Il primo: prendendo esempio dalle nostre nonne e dai nostri nonni cercando di pensare e agire come hanno fatto loro. Lo dico soprattutto alle tante persone giovani come me che sono qui questa sera, ma anche a quelle più adulte, che ricordano con gratitudine l’esempio dei propri genitori. Non c’è mai stata una situazione che abbiano avuto timore di affrontare, lo hanno dimostrato anche nella durezza di questo ultimo anno e mezzo, perché sono sono sempre stati in grado di ascoltare gli altri, di capirne i bisogni, hanno saputo essere concreti, facendo cadere tutte le barriere.
Il secondo modo è quello di agire come abbiamo fatto dopo il sisma. Non so dove foste il 29 maggio del 2012, ma so che ognuno ricorda benissimo dove si trovava e cosa stava facendo. Personalmente ricordo il grande sentimento di paura che provai, per la mia famiglia, per i miei amici e per me. Ma ricordo altrettanto bene come la città si organizzò immediatamente per ripartire, per darci una mano l’un l’altra, per ricostruire insieme. Lasciando andare ogni barriera, guardandoci in faccia, parlandoci, organizzandoci, rimboccandoci le maniche. Chi a sostenere il vicino di casa, chi ad aiutare la Protezione Civile ad allestire i campi tenda, chi portava i bambini a giocare, chi serviva da volontario nelle Caritas o nei gruppi di aiuto.
Dobbiamo impegnarci sempre in questo modo: la pandemia, il mondo tanto diverso e per molti versi ancora inimmaginabile nel quale viviamo e vivremo, l’emergenza climatica, ci pongono continuamente delle sfide. Saremo all’altezza? Riusciremo ad affrontarle positivamente con più qualità del lavoro, più giustizia ed equità, con servizi sociali all’altezza delle nuove esigenze?
Sì, possiamo farcela! A patto che lavoriamo assieme ripartendo dall’ascolto e dalla concretezza, dalla convinzione che se ci sono dei problemi è importante risolverli passando attraverso il confronto e la partecipazione.
E poi ci sono situazioni che non trovano casa nelle divisioni politiche: che Corporeno abbia bisogno di alleggerire il traffico su questa strada, che serva una sala polivalente, che come Comune ci si debba impegnare per non lasciare vuota la scuola che sta alle vostre spalle, sono cose che vanno fatte e basta. Senza promesse mirabolanti, con l’impegno di prendere a cuore tutte le situazioni che vanno risolte. Perché prima della politica vengono le persone.
Alla concretezza però dobbiamo dare un vestito nuovo. Alcuni di voi, da quando mi sono candidato, mi hanno detto “attento, diranno che non sei adatto per fare il sindaco, che sei troppo giovane”. È vero, sono giovane e so bene perché i nostri avversari dicono questo, perché credono che essere giovane significhi valere poco, non capire quali sono le cose importanti e come affrontarle.
Molti tra noi hanno o hanno avuto un figlio, una figlia, una sorella, un fratello che ha lavorato in una grande azienda all’estero, in situazioni in cui alla direzione ci sono persone di 35 anni al massimo, dove l’età è un numero sui documenti e quello che conta è quello che dici e quello che fai.
Quanti di noi utilizzano sul cellulare i social network, in quanti utilizziamo le applicazioni che ci permettono di pagare con il cellulare, in quanti usiamo il cloud per salvare foto e documenti? Abbiamo mai pensato a chi queste aziende le ha fondate? a quanti anni avessero?
Ricordiamo raramente che le imprese che hanno fatto la storia imprenditoriale di questo comune sono nate da giovani persone che si sono rimboccate le maniche e che hanno avuto la forza di inseguire e realizzare i propri sogni, le proprie idee. Ci dimentichiamo troppo spesso di sottolineare che il volontariato e l’associazionismo, che sono una parte importantissima della nostra comunità, sono animati in eguale misura dall’entusiasmo e dalla generosità di giovani e anziani che lavorano assieme.
“Edo, attento: diranno che ti manca l’esperienza”. L’esperienza è importante: con noi, nelle nostre liste e anche fuori di esse ci sono tante persone con una profonda esperienza nei diversi campi della società e sarà con loro che costruiremo la nostra azione amministrativa. Ma troppe volte l’abitudine ci impigrisce e spinge a non misurarci con temi e questioni nuove, ad accantonarle, a rinviarle. C’è un famoso adagio che dice che la frase più pericolosa in assoluto è: si è sempre fatto così.
Spesso l’abitudine ci fa vedere le cose con gli occhi di sempre, non ci permette di affrontare le situazioni in modi diversi, di trovare soluzioni alternative. Voglio essere un sindaco che guarda le cose in maniera diversa, nuova, laterale. Voglio farlo attraverso il dialogo, il confronto, la collegialità, la partecipazione, certo, ma anche attraverso capacità di decisione e concretezza.
Con il nostro impegno vogliamo anche essere portatori di innovazione sociale, economica e politica. Per questo motivo l’1, il 2 e il 3 settembre lanceremo l’iniziativa di costruzione partecipata del programma, candidati insieme ai cittadini che vorranno partecipare.
Questa tre giorni si chiamerà “Agenda 2026”, nell’idea che quando vengono scritti in agenda gli impegni vanno rispettati. Ed è anche un richiamo per dirci che è importante guardare ai problemi quotidiani ma avendo sempre presente una visione di sviluppo a lungo termine.
Agenda 2026 presenterà tre orizzonti di città sui quali lavorare.
Una Cento più audace che investe e scommette sul futuro, una Cento più felice dove vivere bene la nostra quotidianità, una Cento plurale, che significa aperta, capace di ascoltare e accettare voci differenti.
Partiamo però da una base di visioni e progetti comuni: alcuni su tutti. La rigenerazione urbana sarà al centro della nostra azione di governo: nel primo mese applicheremo al bando per la rigenerazione urbana previsto dalla Regione Emilia-Romagna che prevede il finanziamento di interventi su proprietà pubbliche con un importo massimo finanziabile di 700mila euro. Stiamo studiando tutte le caratteristiche del bando e presenteremo entro metà settembre un progetto concreto, il più definito possibile, dell’intervento che proporremo alla Regione. E vi dico sin da subito che per la rigenerazione urbana istituiremo un assessorato competente.
Lavoreremo sull’educazione, sulla formazione e torneremo a dare priorità al mondo della scuola: prendendo in considerazione dalle esigenze più piccole a quelle più grandi.
Affronteremo sin da subito il problema della ricostruzione e di conseguenza degli spazi a disposizione della città: riaprire gli edifici ancora bloccati dal sisma deve essere una priorità del prossimo sindaco, come dev’essere una priorità quella di fornire ai giovani uno spazio libero, ad accesso gratuito, dove possano crescere in un posto sicuro, anche avvicinandosi ad attività ludico culturali.
Porremo attenzione nella cura del territorio, ed in particolare penso alle frazioni: ho già parlato con diversi cittadini tra Reno Centese ed Alberone. Ripensando alla funzione delle Consulte potremmo stare più vicini possibili ai bisogni dei cittadini: un sistema di videosorveglianza all’ingresso di Renocentese, il problema della connessione ad Internet, il progetto dell’asilo nido di Alberone, la manutenzione del cimitero, il dialogo con i privati per ripulire alcune aree da rifiuti. Non possiamo perdere tempo sul tema della mobilità sostenibile: oltre alla finalizzazione dei tratti ciclabili esistenti da interconnettere, stiamo studiando la proposta di una ciclovia comunale capace di interconnettersi con le 3 ciclovie del Sole, del Po e la futura ciclovia del Reno, per cogliere l’occasione di inserire Cento nel circuito del turismo lento regionale.
Più in generale sarà importante cambiare una tendenza, con il lavoro di tutti i giorni, aprire a scenari diversi, dare respiro al nostro comune sotto tutti i punti di vista possibili. Perché una città più attrattiva diventa una città migliore per le relazioni tra le persone, per il lavoro, per fare impresa, per fare commercio, per attirare investimenti, per fare sport, per portare innovazione sociale, culturale, per portare energie nuove, per fare sentire bene gli anziani, per non far scappare i talenti e le professionalità.
Quando ci si domanda cosa serva per far ripartire l’economia è riduttivo dire che basterà erogare qualche contributo, dare qualche piccolo sgravio. Sarebbe come regalare una bicicletta con le ruote bucate. È un approccio e una visione diversa che va costruita, attraverso il dialogo con tutti gli attori del territorio: cittadini, Consulte, famiglie, imprese, lavoratori, sindacati. Ed è questo il metodo che vogliamo adottare.
Quando abbiamo iniziato questo cammino sapevamo che Cento ha tante energie che non hanno trovato nell’amministrazione comunale del sindaco Toselli la possibilità di esprimersi. Lo sapevamo, lo avvertivamo nel sentimento di profonda delusione e rassegnazione che provano tante persone e, anche, nel suo opposto, nel desiderio di riprendere in mano la propria vita, di imprimere una direzione diversa, migliore.
Eccoci qui, infatti, in tante, in tanti, con idee, proposte e soprattutto entusiasmo, voglia di fare, di prendere in mano il nostro destino, di essere visionari e, allo stesso tempo, concreti ed efficaci. Ascolto, concretezza, innovazione, semplicità, coesione. Lavoreremo su questo.
Grazie per essere stati qui questa sera! Ce la faremo insieme, per la nostra comunità, perché adesso è il futuro.”

 

Foto di Tommaso Vecchi

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