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LE LINGUE E…I NON PIU’ GIOVANISSIMI

By on dicembre 8, 2020 0 139 Views
articolo di Ludovica ONOFRI
 
È possibile dedicarsi all’apprendimento di una nuova lingua in terza età?
Possono gli anziani riuscire a tenere a mente vocaboli nuovi, strutture grammaticali complesse e suoni mai sentiti prima?
Ha perfino senso provarci?
Questi sono solo alcuni dei dubbi più frequenti dei “non più giovanissimi” che vorrebbero approcciarsi ad una nuova lingua. E la verità è che le risposte sono molto più semplici di quel che si crede.
 
È vero, diversi studi hanno provato l’esistenza di un’età perfetta per imparare una lingua – il cosiddetto “periodo critico” che va dalla nascita alla pubertà –, ma nonostante ciò studi più recenti hanno rigettato l’impossibilità di apprendere una lingua straniera anche in età più avanzate. Uno dei primi di questo genere condotto nel 2000 ha, infatti, dimostrato che anche il cervello adulto mantiene una certa plasticità, ovvero la capacità di creare nuove connessioni tra neuroni. Ciò significa che anche il cervello degli anziani può continuare a modificarsi e ad apprendere.
 
Dunque, studiare le lingue straniere in età avanzata non solo è biologicamente possibile ma anche altamente consigliato. Questo perché mantenere attiva la neuroplasticità del cervello agisce significativamente contro l’avanzata di malattie neurodegenerative quali l’Alzehimer e la demenza senile. Uno studio condotto su un gruppo di interpreti militari ha infatti mostrato come, con soli tre mesi intensivi di apprendimento di una lingua, si siano potute modificare le quantità di materia bianca dell’ippocampo.
 
Certo, è innegabile che gli studenti più giovani abbiano in loro favore una marcia in più quando si parla di memorizzare nozioni teoriche, ma non sono da sottovalutare i numerosi benefici che l’età adulta porta con sé. In primo luogo, gli studenti anziani sono solitamente i più consapevoli del proprio modo di studiare, quali tecniche di apprendimento funzionano meglio per i loro bisogni e quali invece sono solo una perdita di tempo. In secondo luogo, hanno più tempo libero da dedicare a qualcosa di nuovo e stimolante come lo studio di una lingua. E infine, bisogna considerare la spinta data da una motivazione che cambia: mentre un giovane potrebbe essere “costretto” dalla necessità di rimediare ad un’insufficienza, un adulto ha ben altre ragioni più forti che lo spingono a continuare con pazienza questo percorso. E sono proprio quelle motivazioni che possono rendere il tempo passato a studiare più proficuo.
 
In conclusione, cari lettori di Radiocento.it non più giovanissimi, per questo Natale regalatevi un corso di lingua!
 
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