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ROMINA FILIPPINI (PATRIMONIO STUDI) NON CI STA!

By on gennaio 27, 2017 0 316 Views
I riflettori sulla Fondazione Patrimonio degli Studi di Cento (storico ente proprietario dell’ edificio che ospita il Liceo Cevolani e dell’Auditorium San Lorenzo per intenderci) li ha accesi qualche giorno fa Marco Mattarelli, consigliere comunale di opposizione sia dell’allora Sindaco Lodi sia dell’attuale amministrazione del Sindaco Toselli. Per Mattarelli, tante cose non sono andate nel verso giusto nell’Ente, durante la fase post-terremoto.
Al momento della conferenza stampa del Mattarelli il gruppo dei nostri media (l’Accento- Radio Cento) hanno deciso di non pubblicare la notizia perchè da tempo il Matteralli preferisce non invitarci alle sue conferenze stampa e, aggiungiamo noi, probabilmente non tiene ai nostri lettori.
Diverso, invece, il comportamento del Patrimonio degli Studi che, attraverso la sua Presidente Avv. Romina Filippini, ha diramato un comunicato stampa (a tutta la stampa che si occupa di cronaca locale) che di seguito pubblichiamo.
Cosi la Filippini oggi: “Ignoriamo le ragioni che hanno messo la Fondazione Patrimonio degli Studi al centro di un dibattito non solo in seno al Consiglio comunale ma anche sulle pagine del giornale vista la sua natura di ente privato. Sino ad oggi siamo stati alla finestra a leggere ed ad ascoltare, ma dopo l’ennesima pubblicazione in argomento non possiamo più rimanere in silenzio dal momento che pensiamo che indirettamente (ma non tanto) si stia cercando di mettere in dubbio l’onestà, la serietà e la correttezza dell’operato delle persone che compongono l’attuale Commissione amministrativa della fondazione.
Vorremmo, pertanto, replicare alle dichiarazioni apparse sui giornali in questi giorni rimarcando innanzitutto come questa fondazione si sia trovata, per riguarda i lavori relativi all’Auditorium San Lorenzo, ad operare, sin dall’inizio del proprio mandato, su situazioni già definite dalla precedente commissione sulle quali non aveva più margini significativi di intervento.
I lavori post-sisma furono appaltati alla ditta Res.In.Tec S.r.l., a seguito dell’espletamento di gara d’appalto, con contratto del 30/11/2012 nel quale si era previsto che l’importo dei lavori – originariamente preventivati in euro 499.589,33 – da pagare per la quota di euro 470.000,00 con la cessione di un immobile di proprietà della fondazione.
Questo edificio era stato acquistato dalla precedente Commissione nel 2010, con le somme ricavate della vendita di un terreno, dal quale la fondazione ogni anno traeva un reddito con il canone di affitto. L’immobile fin dall’acquisizione non è mai stato utilizzato in quanto non abitabile, a causa della presenza di abusi edilizi ed in stato di abbandono e degrado.
Per la residua (ed unica) quota pari a euro 29.879,33, invece, la fondazione avrebbe dovuto provvedere attraverso le proprie risorse finanziarie.
Durante il corso dei lavori vennero fatte introdurre delle varianti (anche relative, in verità, a lavori non conseguenti al terremoto) che fecero lievitare notevolmente (fino a quasi raddoppiarli) i costi sicché – come si legge nei verbali della commissione dell’epoca – al loro pagamento si sarebbe provveduto con i contributi della regione.
In realtà, nessun accordo veniva sottoscritto con riguardo al pagamento dei lavori eccedenti quelli oggetto dell’originario contratto d’appalto.
I lavori presso il San Lorenzo terminarono definitivamente a maggio 2013, pur se di fatto esso venne utilizzato già a cominciare da febbraio 2013 in occasione della festa di San Biagio. Nonostante che il contratto d’appalto prevedesse che al trasferimento dell’immobile si sarebbe provveduto entro 30 giorni dall’ultimazione dei lavori (avvenuta, lo ricordiamo, a maggio 2013), la precedente Commissione non diede mai luogo a tale trasferimento ma preferì passare questa “incombenza” alla nuova commissione, ottenendo dalla ditta esecutrice dei lavori il consenso a rimandare la stipula al 4.3.2014.
Nel frattempo la precedente Commissione aveva venduto un altro podere di proprietà della fondazione (dal quale pure esso traeva reddito attraverso il canone di affitto) per acquistare dalla Partecipanza Agraria di Cento il terreno sottostante l’immobile oggetto di cessione (oltre che per effettuare altri pagamenti).
Trovatasi a dovere fare fronte al trasferimento dell’immobile ma, comunque, essendo intenzione procedere alla richiesta di finanziamento pubblico anche ed ovviamente per ottenere il rimborso della somma corrispondente al valore della cessione dell’immobile, l’attuale Commissione, per scrupolo, con il supporto della precedente Amministrazione comunale, ritenne di richiedere alla Regione un parere sulla fattibilità dell’operazione. La risposta regionale era che, al fine di non pregiudicare il riconoscimento del contributo pubblico, era necessario approfondire la questione con l’ufficio legale, non essendo tale forma di pagamento prevista da alcuna delle ordinanze commissariali emanate a seguito dei sismi.
Per non correre il rischio di compromettere la procedura di contributo, visto che la Fondazione non aveva e non ha risorse finanziare proprie per provvedere al pagamento dei lavori, venne richiesta alla ditta una proroga del termine stabilito per il rogito. La ditta, non potendo più attendere per il pagamento, comunicava di non potere accordare tale rinvio, attivando di conseguenza la procedura di ingiunzione nei confronti della fondazione.
Ricevuta la notifica del decreto ingiuntivo (non del pignoramento) questa amministrazione ritenne di proporre opposizione con la quale, senza mettere in dubbio la debenza della somma, ha tentato di fare valere come condizione sospensiva di pagamento l’accordo sui contributi regionali, come risultante dai verbali della precedente commissione. Tutto ciò per non dovere essere costretta a ricorrere alla vendita di un altro terreno e quindi ridurre ulteriormente il patrimonio immobiliare della fondazione, unica sua fonte di reddito.
Il giudice, nelle more del giudizio di opposizione, ha concesso la sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo e ciò ha permesso alla fondazione di lavorare per riuscire a fare il collaudo del San Lorenzo, per predisporre quanto necessario per la richiesta del contributo pubblico per le opere provvisionali; per procedere ad alcune sanatorie (necessarie e propedeutiche all’inoltro della pratica Mude) ed, infine, per ottenere in Regione la revisione del livello del danno inizialmente riconosciuto all’Auditorium determinante ai fini della quantificazione dell’importo finanziabile.
Il contenzioso (non il pignoramento) si è concluso nel 2016 con il riconoscimento del credito della Resintec (mai messo in discussione) e l’ordine di pagamento a carico della fondazione che purtroppo non è riuscita (in assenza di un contratto scritto) a dare dimostrazione dell’accordo sui contributi.
Il contenzioso è stato gestito senza clamori ed annunci pubblici ed in ciò va la nostra riconoscenza alla Resintec.
Nel maggio 2016 è stata inoltrata la pratica Mude e siamo in attesa che essa venga esaminata. Non ci sono procedure esecutive a carico dei beni della fondazione, la quale, grazie al lavoro di questi ultimi anni, ha corrisposto nel corso del 2016 alla Resintec la somma di euro 120.000,00 riconosciuti dalla Regione a titolo di pagamento delle opere provvisionali, oltre che parte delle spese tecniche. I lavori che ci risultano, allo stato, non coperti dal finanziamento pubblico sono già stati pagati.
Questa amministrazione rivendica dunque con fermezza la correttezza del proprio operato che è sempre stato improntato al perseguimento dell’interesse esclusivo della fondazione e della conservazione dell’integrità del suo patrimonio, ma finalizzato allo stesso tempo a fare tutto ciò che era necessario per provvedere al pagamento alla Resintec di quanto dovuto”.
 
in foto:
Auditorium San Lorenzo al momento dell’intervento post terremoto
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