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11.000 MQ DI TERRENO PER COSTRUIRE UNA COLONIA

By on Aprile 29, 2026 0 42 Views

Il 29 aprile 1931 il Comune di Cento deliberò l’acquisto di un terreno di 11.000 mq nella golena del Reno per realizzare una Colonia Elioterapica.

Con il racconto di Andrea Gilli arriviamo all’epoca in cui, le osservazioni cliniche suggerivano che l’elio-talassoterapia avesse effetti benefici su patologie infantili come linfatismo, rachitismo, scrofola, infezioni cutanee e alcune forme di tubercolosi.

L’area fu ceduta dal ragionier Augusto Falzoni Gallerani per 10.221 lire, cifra coperta quasi interamente da una donazione della Cassa di Risparmio di Cento. L’edificio (edificato in zona ponte nuovo), un gioiellino in pieno stile razionalista, fu progettato dall’ingegnere ferrarese Giorgio Gandini e sebbene oggi sia solo un rudere ancora si possono apprezzare alcuni particolari tipici dell’architettura razionalista come l’imponente torre circolare che emerge dalla vegetazione.

Realizzata in cemento armato, la struttura rimase attiva dall’estate del 1932 fino alla fine degli anni ’50, gestita dal “Comitato Colonia Elioterapica”.

COSA ERANO LE COLONIE ELIOTERAPICHE?

Le colonie elioterapiche erano delle strutture ricreative nate in età fascista; il p.n.f. attraverso l’opera nazionale balilla, poi gioventù italiana del littorio, realizzò sparse in tutta Italia strutture denominate colonie allo scopo di rafforzare il corpo dei bambini, per mezzo dell’aria e della luce del sole, e assicurare una assistenza igienico/sanitaria ai bambini dei ceti popolari per irrobustirli; bambini forti avrebbero costituito un esercito forte. Alle colonie veniva attribuito sì, un ruolo sanitario e terapeutico, ma soprattutto erano un veicolo di indottrinamento ed un mezzo per esercitare, fin dalla prima infanzia, un controllo educativo.

“Cittadini di ogni età e di ogni ordine sociale dovevano essere inquadrati nell’organizzazione del partito fascista”.

Queste strutture erano affidate a volontari di provata fede fascista, spesso formati attraverso corsi specifici per indottrinare politicamente i bambini. Il finanziamento era garantito dall’Ente Opere Assistenziali, fondato nel 1931.

Nella struttura di Cento, i bambini arrivavano al mattino e rientravano a casa nel tardo pomeriggio; i bambini venivano raccolti in più punti di Cento e poi accompagnati a piedi fino alla struttura, il programma giornaliero era rigoroso:

Mattino: saluto alla bandiera, esercizi fisici e colazione a cui seguivano le terapie “bagno d’aria” all’ombra (un’ora di respirazione profonda), “bagno di sole” (un’ora) e “bagno in acqua” (20 minuti).

Pomeriggio: dopo il pranzo delle ore 13.00 e il riposo, la giornata proseguiva con ginnastica, marce e giochi di squadra.

L’alimentazione si basava su criteri stabiliti dall’autorità sanitaria nazionale: a colazione prevedeva caffellatte e pane; a pranzo minestrone, carne con contorno e frutta, a merenda pane, frutta e marmellata o miele.

Questa colonia elioterapica fu inaugurata ufficialmente il 1° agosto del 1932; precedentemente era in funzione un’altra colonia denominata “Al Barsàj” attivata nel luglio del 1921 in golena, a circa 2 km a valle rispetto al ponte sul Reno, nell’area del tiro al bersaglio utilizzato per l’esercitazione dei militari, ove erano situati un complesso di immobili in legno e in muratura; la proprietà apparteneva alla ‘Società del Tiro a segno”.

Leonida Pirani, nel suo Diario di Cento 1902-1939, descrive così la nascita di quell’esperienza (luglio 1921):

“Con il contributo del Comune e della pubblica beneficenza viene istituita una colonia estiva in ridente località a circa due chilometri dal capoluogo […] allo scopo di cura dei bambini gracili e deboli, perciò predisposti al terribile morbo della tubercolosi.”

Sebbene l’edificio non riportasse iscrizioni ufficiali, pare che la colonia fosse intitolata a Luigi Vaccari, giovane nazionalista centese ucciso in località Poggetto (S. Pietro in Casale) il 28 Agosto 1921*

Nelle vicinanze di questa colonia, durante gli anni ’60, fu eretto il secondo ponte di collegamento tra Cento e Pieve di Cento (ponte nuovo).

Poco distante sulla riva opposta del Reno la Colonia Elioterapica di Pieve di Cento.

L’ex-colonia elioterapica fluviale in località Botta di Pieve di Cento fu edificata nel 1928 ed ampliata nel 1932 con il padiglione ad un solo piano dotato di una terrazza solarium con un avveniristico sistema di produzione solare dell’acqua calda mediante tubazioni a pavimento “Arnaldo Mussolini” in cui erano locati i bagni e gli spogliatoi, è un originale monumento dedicato alla memoria dei Caduti in guerra che ospitava i bambini di Pieve durante il periodo estivo. In origine, nel frontone erano murate tre lapidi: due riportavano l’elenco dei nomi dei caduti pievesi; la terza il Bollettino della vittoria. I quattro fregi decorativi posti negli spigoli alti dell’edificio, realizzati da un artista del luogo, Berlinghiero Busi, rappresentano rispettivamente lo stemma del Comune di Pieve di Cento, un elmetto di soldato, lo stemma del Comune di Bologna e lo stemma dell’ Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra, quest’ultimo costituito da una corona di spine con tre baionette. Completano il monumento le iscrizioni a ricordo dei caduti sulla facciata e la dedica ai giovani balilla che si insegue sugli altri tre lati, “Gioventù che d’Italia è il nuovo seme, matura in questo solco al nuovo sole”.

*Nel pomeriggio del 28 agosto 1921 a Pieve di Cento (allora in provincia di Ferrara), fu inaugurata la sede del Gruppo nazionalista bolognese e dei Sempre pronti per la Patria e per il Re. Al termine alcuni giovani nazionalisti e fascisti si diressero in bicicletta verso Galliera. In località Poggetto (S. Pietro in Casale) furono affrontati da un gruppo di antifascisti e si ebbe uno scambio di colpi di rivoltella e di bastonate. Il nazionalista Luigi Vaccari restò ucciso e un fascista ferito. Per rappresaglia, il 31 agosto i fascisti di S. Pietro in Casale e di Pieve di Cento bruciarono le abitazioni di 4 socialisti di Poggetto. I carabinieri arrestarono: Aldo Accorsi, Antonio Bernini, Fioravante Castaldini, Giovanni Castellini, Antonio Corticelli, Giovanni Ferrari, Ernesto Gubellini, Fiorino Gubellini, Armando Guzzinati, Giovanni Mazzacurati, Giuseppe Passini, Carlo Roncaglia e Giuseppe Toni. Furono rinviati a giudizio per omicidio e ferimento: Accorsi, Castaldini, Roncaglia e Toni. Il 26.11.1922 la corte d’assise di Bologna li mandò assolti avendo escluso la «partecipazione dei quattro imputati» allo scontro.

in foto alcune immagini del rudere della colonia elioterapica

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