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AROLDO DINELLI (ARDIN), PER TUTTI ERA TASI!

By on Agosto 3, 2026 0 30 Views

Il 3 agosto del 1998 Cento perdeva Aroldo Dinelli, da tutti stimato e conosciuto con lo pseudonimo d’arte “Ardin”.

Andrea Gilli ci racconta che Dinelli era nato il 9 novembre 1919, “Ardin” è stato per decenni un punto di riferimento culturale e umano per l’intera comunità centese, incarnando come nessun altro lo spirito e la tradizione locale.

Professionista stimato, ha immortalato la storia della città attraverso la sua attività di fotografo, collaborando sia con privati cittadini sia con le principali istituzioni locali, tra cui il Comune, la Cassa di Risparmio e lo storico periodico Il Centone.

Ma il suo estro spaziava ben oltre la fotografia. Personalità straordinariamente eclettica, si distinse come pittore — focalizzandosi sugli scorci e i paesaggi di una Cento d’altri tempi — e come apprezzato autore e sceneggiatore di commedie dialettali di grande successo, scriveva usando una poetica schietta, immediata e divertente, rifiutava il dialetto accademico in favore della lingua parlata nelle osterie, nelle piazze e nelle case di Cento. Sfruttava il suo occhio da fotografo professionista per immortalare abitudini e vizi dei suoi concittadini traducendoli in copioni teatrali; le sue opere teatrali non erano semplici farse, ma veri spaccati di vita vissuta, sue

“In cà da Biesi al dè ed san Biesi” (3 atti)

“Al mazol di Galaran” (3 atti)

“Al pitour” (atto unico)

“S’ta ni ste tè l’è stè lò” (atto unico)

Per tantissimi anni ha vestito e interpretato con inconfondibile ironia ed eleganza i panni di Tasi, maschera simbolo del nostro Carnevale..

La sua notorietà era iniziata già a vent’anni, durante la seconda guerra mondiale, quando apparve in primo piano in un cinegiornale dell’Istituto Luce (proiettato nelle sale di tutta Italia) come aviere spettatore di una partita di calcio a Roma tra Regia Aeronautica e Regio Esercito giocata a Roma.

Dotato di una sottile e godibilissima nota umoristica, Aroldo era dotato di una benevolenza fuori dal comune; con la sua scomparsa, Cento ha perduto un pezzo insostituibile della propria identità.

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