CESARE CREMONINI ILLUSTRE LETTERATO
Erano gli ultimi giorni del Dicembre del 1550 quando venne battezzato in Cento Cesare Cremonini figlio di Mattea Pilanzi e di Matteo Cremonini, un pittore originario di Cremona – da qui il cognome, che era originariamente Zamboni – rifugiatosi a Cento e di cui si conservano affreschi negli oratori delle chiese della Pietà e di San Rocco.
Andrea Gilli ci racconta che…Cesare Cremonini di ingegno precoce e versatile, in gioventù si dedicò alla letteratura, che non abbandonò del tutto neppure nell’età matura come testimoniano alcune opere date alle stampe, studiò legge nell’Università di Ferrara, scelse in seguito filosofia divenendo dal 1579 insegnante di filosofia naturale nell’Università ferrarese dove rimase fino al 1589; passò poi all’Università (o, come allora si chiamava Studio) di Padova per insegnare filosofia naturale in secundo loco, in sostituzione di Giacomo Zabarella, da poco defunto.
Il 27 gennaio 1591 Cremonini iniziò il suo corso, leggendo la prolusione Exordiumhabitum Patavii VI Kalendis Februarii 1591. Contro il tentativo dei gesuiti di fondare a Padova un proprio Studio rivale dell’Università, il Cremonini si espresse il 20 dicembre 1591 con l’Oratione contro i gesuiti a favore della Università di Padova tenuta di fronte alla Signoria di Venezia, nella quale sostenne che Padova “per insegnare le scienze non ha bisogno dell’aiuto de’ Padri Gesuiti”, e paventò i rischi di dividere gli studenti in fazioni “come i Guelfi e Ghibellini”. L’autorizzazione all’apertura dello Studio non fu rilasciata e i gesuiti furono poi espulsi dalla Repubblica nel 1606, a causa dell’interdetto scagliato dal Papa Paolo V. Difensore della medicina averroista e sostenitore della mortalità dell’anima, legata indissolubilmente al corpo umano, si diceva convinto che nulla dell’uomo sopravvivesse alla morte, fu sospettato di eresia e nel 1598 venne denunciato all’ inquisizione di Padova. Con l’amico e rivale Galileo Galilei, ad opera del collega Camillo Belloni, condivise nel 1604, con accuse diverse, una denuncia al tribunale dell’Inquisizione padovana che non ebbe alcuna conseguenza per entrambi. Galileo fu accusato di praticare l’astrologia giudiziaria mentre lui di sostenere la mortalità dell’anima e che Aristotele avesse separata la filosofia dalla teologia. Dovette altresì affrontare altri due processi uno nel 1608 e l’altro nel 1611 dai quali ne uscì indenne grazie alla protezione della Repubblica di San Marco.
Morì a Padova il 6 (ma non manca chi afferma il 19) luglio 1631 durante l’epidemia di peste che colpì l’Italia nel 1629-1631; molte fonti riportano che anch’egli morì di peste per altre risulta che morì a causa di catarro accompagnato da febbre.
Sepolto nella chiesa dei monaci benedettini di S. Giustina in Padova, lasciò ai religiosi tutte le sue sostanze. Infondata già al tempo dell’Erri la diceria secondo la quale avrebbe fatto apporre sulla sua tomba l’epitaffio “Hic jacet Cremoninus totus” (“Qui giace il Cremonini tutto”): diceria che lo bollava come ateo.
Secondo alcuni studiosi Galileo Galilei nel suo “Dialogo sui due massimi sistemi del mondo” si ispirò a Cesare Cremonini nella scelta di Simplicio come rappresentante dell’aristotelico avversario del copernicanesimo.
in foto: Ritratto di Cesare Cremonino – Cento – Civica Pinacoteca il Guercino (anonimo pittore di scuola veneta XVII secolo)
