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Conosciamo…LAURA GUERRA

By on Febbraio 13, 2026 0 40 Views

è in edicola e nei principali luoghi di ritrovo di Cento, Pieve, Argile, Persiceto, Decima, Terre del Reno L’ACCENTO NUMERO 1 DEL 2026!

in questo numero, a pagina 13 troverete…

Conosciamo…LAURA GUERRA

LAURA GUERRA DA ANNI RACCONTA LE CRONACHE,

anche sportive, ben oltre i confini della nostra terra.

Laura è un volto noto a tutti gli addetti a i lavori della comunicazione. Da sempre “penna” di quotidiani a cronaca locale ha sviluppato gran parte della propria attività giornalistica anche fuori dalle “mura amiche” di Cento…con il suo aiuto cerchiamo di conoscere questa centese doc che si sta facendo strada nel mondo del giornalismo nazionale.

D) Laura…dagli esordi alle ultime collaborazioni ci racconti la tua carriera e le tue importanti collaborazioni in campo della comunicazione?

La mia carriera nasce dalla cronaca locale, da bimba quando i miei genitori mi portavano alle riunioni di un mensile gratuito chiamato Realtà Centese. Per anni ho respirato bozze e riunioni di redazione sonnecchiando su un divanetto di gommapiuma ma con una passione che si stava facendo largo. Ho iniziato a scrivere a 14 anni legando la passione per la scrittura a quella per il ciclismo.

A 18, nonostante fossi una donna in un ambiente prettamente maschile, trovai fiducia di direttori di testate locali ma anche nazionali come L’Unità, Tuttobici e Gazzetta dello Sport, confrontarmi con un mondo diverso misurandomi con un pubblico più ampio, eventi internazionali e modi di comunicazione e divulgazioni diverse spaziando poi fino alla cronaca. Da 11 anni, firma di Qn Resto del Carlino, ho avuto l’emozione di trovare e scrivere grandi storie, come quella di una ragazza che anche grazie al lavoro giornalistico, ritrovò la mamma biologica e avere il plauso pubblico in Rai della mia direttrice nazionale Agnese Pini e di Bruno Vespa. Due le perle che mi porto nel cuore oltre che nel curriculum. Una fu la chiamata come autrice per realizzare un’importante opera video per Rcs e Rai, raccogliendo la storia del Giro e dell’Italia e racchiudendola in una collana dvd che fu regalata anche all’allora Presidente della Repubblica e tradotta in 4 lingue. L’altra invece fu il lungo percorso con Andrea Bartali per il riconoscimento di Gino Bartali come Giusto e che tutt’ora per me prosegue nel raccontare questa grande storia e tenerne viva memoria e insegnamenti. Giornalista pubblicista dal 2003, dai gioranli cartacei, alla tv con Telestense, è stato un percorso costruito passo dopo passo, senza scorciatoie e senza nessun sconto.

D) la passione per la bici ha motivi che noi non conosciamo o è una passione arrivata casualmente grazie al mondo del lavoro?

E’ arrivata per caso. È cresciuta nel tempo, intrecciandosi con il lavoro e con i valori che il ciclismo porta con sé: la poesia della fatica, costanza, silenzio, sacrificio, libertà. La bicicletta è diventata uno strumento narrativo potentissimo, oltre che una passione personale, perché racconta storie di uomini e donne, di territori e di resistenza. In un certo senso è stata la bici a trovare me e la mia penna. Dai giovani atleti locali fino a vivere dal traguardo le grandi imprese che portavano la firma di campioni come Pantani, intervistare miti come Merckx o Bugno, scoprire le storie di giovani e accompagnarli fino a vederli diventare Cavendish o Froome e pedalata dopo pedalata arrivare ai nostri giorni trovandomi davanti alle lacrime di Simon Jates alla vittoria del Giro d’Italia 2025. Ma anche poter collaborare con colleghi di Rai Sport con i quali ci si trova ogni anno alla corsa rosa.

D) Bartali…grande figura cui stai dedicando davvero tante pagine della tua carriera:

Perché?

Bartali è molto più di un campione sportivo. È una figura che unisce sport, storia e coscienza civile. Raccontarlo significa parlare di coraggio, di scelte fatte lontano dai riflettori, di responsabilità individuale. Non è un’operazione celebrativa, ma un modo per ricordare che lo sport può essere anche testimonianza morale. È un personaggio che continua a dire qualcosa di attuale, soprattutto oggi. Io ho potuto essere protagonista attiva della scoperta della sua opera di salvataggio degli ebrei al tempo della deportazione capendone l’essenza più profonda e arrivando al titolo di Giusto. Continuo ora a mantenere la promessa fatta al suo primogenito: continuare a tenerne viva la memoria.

D) non si è mai (o quasi) profeti in patria ma…in una città che un tempo di comunicazione ne aveva in abbondanza (non 100 anni fa ma appena 15 Cento viveva un periodo florido di indipendenza editoriale con ben 10 testate che ogni mese producevano in edicola giornali locali a diffusione gratuita) cosa sta venendo a mancare nel dibattito e nel pensiero della nostra città?

Oltre alla questione del non essere mai o quasi profeti in patria, si potrebbe parlare a lungo anche delle difficoltà delle donne nel mondo giornalistico. Ma, a questa domanda voglio rispondere con una bellissima frase di Indro Montanelli: “Chi di voi vorrà fare il giornalista, si ricordi di scegliere il proprio padrone: il lettore”

D) un sogno nel cassetto ed uno che sei riuscita a realizzare?

Una missione, più che un sogno, è continuare a raccontare storie che abbiano un senso e un impatto, senza perdere mai l’onestà intellettuale. Un sogno che ho realizzato, invece, è essere riuscita a trasformare una passione in un lavoro, mantenendo la mia identità e la mia voce, anche quando era più facile adeguarsi. Un sogno che si alimenta e cammina giorno per giorno verso nuovi traguardi.

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