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IL MONUMENTO DI CORPORENO FU’ IL PRIMO ERETTO IN ITALIA

By on Luglio 25, 2026 0 47 Views

Il nostro Andrea Gilli ha scoperto che il 27 luglio 1919 – a meno di nove mesi dalla fine del conflitto – alle ore 15:00, in un’area prativa situata tra la Strada Statale e la Chiesa di San Giorgio nella frazione di Corporeno, venne inaugurato, alla presenza delle autorità civili, militari e di una vasta folla, il Monumento ai Caduti.

L’opera è oggi storicamente e ministerialmente riconosciuta come il primo cippo eretto in Italia per commemorare le vittime della Prima Guerra Mondiale; questo primato storico fa del Monumento ai Caduti di Corporeno un unicum assoluto nel patrimonio commemorativo italiano: la sua inaugurazione precoce anticipò di anni la retorica monumentale di regime che avrebbe invaso l’Italia nel ventennio successivo. Il vincolo di tutela del Ministero della Cultura ne sancisce l’altissimo valore; non si tratta solo di un’opera d’arte, ma di un vero e proprio “documento materiale” che testimonia lo stato psicologico e sociale dell’Italia nel primissimo dopoguerra.

L’erezione del monumento avvenne per mozione popolare e col concorso dell’intera cittadinanza di Corporeno, che contribuì con manodopera, materiali e offerte. L’opera fu fortemente voluta da Angelo Ferioli, padre di uno dei giovani soldati scomparsi, e fu ideata e costruita da Innocenzo Ferranti per onorare i ventitré soldati corporenesi morti in guerra, diventando un simbolo significativo di memoria e patriottismo locale.

Concepito a imitazione del catafalco funebre allestito nella chiesa di San Giorgio per il suffragio dei caduti della Grande Guerra, il monumento si distingue per la sua sobria solennità, priva degli eccessi retorici e trionfalistici che avrebbero caratterizzato la successiva statuaria monumentale del regime fascista.

Recintato da un cancello in ferro sostenuto ai quattro angoli da pilastrini in pietra, il manufatto è composto da un solido basamento quadrangolare in cemento e pietra, su cui si erge un alto piedistallo che sorregge il tronco di piramide sommitale, entrambi in marmo bianco di Carrara. Sulle quattro facce del piedistallo sono applicati ovali decorativi con le fotografie dei soldati e sono incisi i nomi dei caduti, sormontati da iscrizioni celebrative.

Girando intorno all’obelisco in senso antiorario a partire dal fronte strada, si leggono le seguenti epigrafi storiche abbinate agli elenchi dei militari:

Fronte Strada:

“Auspice L’Italia intera possa dall’Isonzo e dal Carso, dal Piave e dal Grappa arrossati del sangue dei nostri figli scaturire un’era di pace imperitura”

Caduti sul campo dell’onore: Ferioli Umberto, Tassinari Ivo, Bonzagni Armando, Chiari Oreste, Fortini Antonio, Resca Paolo.

Secondo Lato:

“In memoria dei corporenesi che combattendo per la libertà dei popoli eroicamente perirono maggio 1915 – ottobre 1918”

Morti in seguito a disagi: Maini Guglielmo, Fava Venanzio, Chiari Gherardo, Gallerani Giuseppe, Manderioli Luigi, Zannarini Giuseppe.

Terzo Lato:

“Da tanti eroi Corpo Reno fatta gloriosa questo monumento nel 1919 ideò”

Caduti sul campo dell’onore: Tassinari Artemio, Rossi Angelo, Malaguti Giorgio, Balboni Luigi, Ferioli Eliseo.

Quarto Lato:

“Ogni conterrazzano plaudente coll’obolo suo ad innalzarlo concorse”

Dispersi: Fortini Gaetano, Manderioli Celso, Bovinelli Giuseppe, Fortini Ernesto, Ferioli Celso, Fortini Celinio.

Nel 2019, in occasione del Centenario del Monumento, l’azienda Ahrcos ha condotto un restauro scientifico dei marmi e dei metalli. Parallelamente, una ricerca del consulente storico dell’Anmig (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra), Gian Paolo Bertelli, ha sollevato un clamoroso “giallo” documentale legato alla lista dei nomi sul marmo.

Tra le fotografie dei caduti vi è quella di un soldato in divisa degli Stati Uniti: Artemio Tassinari. Le ricerche d’archivio americane hanno rivelato che l’uomo non è caduto in battaglia: emigrato negli USA (dove aveva ottenuto la naturalizzazione come Arthur Tassinari), lavorava come autista del vescovo cattolico di Boston, Joseph Gaudentius Anderson. Chiamato alle armi all’entrata in guerra degli USA, fu assegnato al 507th Aero Squadron a Dayton, Ohio. Il 27 luglio 1918, mentre si trovava su un camion militare nella base, Tassinari si suicidò con un colpo di pistola alla testa per motivi ignoti. Per questa ragione non venne inserito nell’Albo d’oro dei Caduti americani.

Mentre Artemio (suicida in America) compare sul monumento come “caduto sul campo dell’onore”, dall’obelisco manca del tutto il nome di Amanzio Tassinari (classe 1893, 27° Fanteria), un soldato corporenese deceduto in combattimento sul fronte italiano, a Gorizia, il 13 ottobre 1916.

Gli storici ipotizzano che Amanzio sia stato deliberatamente “cancellato” per fare posto ad Artemio. Dietro questa manovra ci sarebbe l’ombra di un forte condizionamento economico, il monumento fu edificato anche grazie a un cospicuo aiuto finanziario proveniente da Boston (confermato in passato anche dal parroco del paese); il vescovo Anderson, molto legato al suo autista, potrebbe aver finanziato l’opera a patto che il giovane venisse celebrato in Italia come un eroe. Da un punto di vista antimilitarista, il gesto può essere interpretato come un sacrificio estremo per non uccidere altri esseri umani.

A supporto di questa tesi vi è la suggestiva coincidenza temporale con la data di inaugurazione che avvenne ad un anno esatto dal suicidio di Artemio negli Stati Uniti; la scelta fu forse influenzata da questo evento ma ufficialmente la ricorrenza venne fissata nel pomeriggio della quarta domenica di luglio – che nel 1919 cadeva proprio il 27– per la necessità di lasciar passare la stagione della mietitura che teneva impegnata quasi tutta la gente del paese.

Nonostante questa anomalia storica dettata dalla pietas o da interessi d’oltreoceano, e malgrado il mancato inserimento di Amanzio Tassinari, il monumento rimane intatto nel suo valore originario: un simbolo profondo di appartenenza e memoria comunitaria.

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