LA DIVERSA ORIGINE DEI PIEVESI E DEI CENTESI
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In questo numero, a pagina 18, troverete…
LA DIVERSA ORIGINE DEI PIEVESI E DEI CENTESI
di Avv. Vittorio TOFFANETTI
Non si è mai rinvenuto l’atto di fondazione della chiesa pievana di Santa Maria Maggiore di Pieve di Cento, sicché non è dato sapere con certezza se essa fu eretta dalla Diocesi di Bologna, come si crede comunemente, o dal Monastero di Nonantola. Personalmente io propendo per la seconda ipotesi, che poggia sulle seguenti solide argomentazioni:
A) In epoca altomedievale e sino a tutto il sec. XII, i territori centopievese e persicetano, tra il Panaro e il Reno, erano ricompresi in un unico distretto territoriale denominato Pagus Perseceta. Annessi al contado di Modena e Reggio, facevano parte dell’immenso dominio dei Canossa, gli antenati della Contessa Matilde, i quali nell’a. 1017 avevano fatto dono al Monastero di Nonantola della immensa corte di Trecentola e Ponte Duce, che ricomprendeva i territori delle attuali Bondeno, Finale Emilia, Casumaro e centopievese.
B) L’Abate di Nonantola, oltre che una autorità ecclesiastica in epoca feudale era anche un grande feudatario (Abate-Conte) il quale, per suggellare ogni significativa conquista nella bonifica dei territori incolti dei propri feudi, erigeva una chiesa pievana come simbolo e, allo stesso tempo, come strumento della sua signoria sulle comunità di rustici che vi si erano insediati. Collegiata di Santa Maria Maggiore di Pieve di Cento
C) La giurisdizione nonantolano-modenese si era spinta ancora più a nord est fino a ricomprendere alcune località del Salto Piano in territorio bolognese tra San Giorgio di Piano, San Pietro in Casale e Galliera, dove il Monastero di Nonantola aveva fondato la chiesa pievana di San Vincenzo di Galliera, come è detto espressamente in un atto dell’a. 898 (il c.d.”Placito di Cinquanta”).
D) Nei sec. X-XI, del resto, molte località del Salto Piano sono localizzate in “territorio bolognese”, ma si dicono soggette alla “giurisdizione modenese”. Tra queste figura anche un “Burgo Centi, territorii bononiensis, judiciaria mutinensis” così citato in un documento dell’archivio storico dell’Abbazia di Pomposa dell’a. 1008. Documento che, a dire del più autorevole storico centese Mons Antonio Samaritani, ha ottime probabilità di riferirsi al nostro “Cento” (v. A. Samaritani, “Il Comune rurale e la Partecipanza Agraria nel Centopievese”, pag.16)
E) Nell’a. 1115 muore la Contessa Matilde di Canossa. Il suo dominio passa in eredità alla Chiesa cattolica romana e, per le località situate nel territorio della Diocesi, al Vescovo di Bologna. Il quale solo da allora comincia ad interessarsi delle nostre terre concedendole in enfiteusi ai centopievesi nell’a. 1185. Dunque, sulla base di queste argomentazioni storicamente documentate, non è affatto un azzardo ed è anzi plausibile che la pieve di S. Maria Maggiore sia stata eretta dal Monastero di Nonantola nel sec.X, al pari di quella più antica di S. Vincenzo di Galliera e che appartenesse, o fosse soggetta alla Corte nonantolana di Trecentola e Ponte Duce. La prima comunità di rustici pievesi raccolta nel sec.X attorno alla pieve di S. Maria Maggiore ha dunque avuto origini modenesi. Accanto ad essa si è poi sviluppata e, mano a mano, ha avuto la preminenza la comunità dei centesi quando, dopo quasi due secoli con la enfiteusi dell’a.1185 sul centopievese si è imposta la signoria del Vescovo di Bologna, subentrando a quella antica dell’Abate di Nonantola. E chissà se questo basta a spiegare la indubbia diversità di indole e di carattere che esiste tra pievesi e centesi? Di origini nonantolano-modenesi i primi; di stampo, giurisdizione e cultura bolognese i secondi.
