lettere in redazione…DA PAPA’ E TIFOSO…CARA CENTESE TI SCRIVO
Carissimo Tino, carissimi tutti, ho pensato molto prima di scrivere queste righe, ma poi mi sono deciso; piuttosto che fare chiacchiere da stadio. Da tre anni mio figlio ed io siamo alla Centese: società per “eccellenza” nel calcio dilettantistico (e spero sia un augurio). Siamo entrati in punta di piedi, con educazione, umiltà, disponibilità e rispetto ed abbiamo ricevuto educazione, disponibilità e rispetto, fin da subito ben sapendo che il “posto” va sudato e guadagnato con dedizione e spirito di sacrificio e che non c’è nulla di certo o dovuto. Tutto ciò deve essere alla base di ogni rapporto, perché solo così si arriva alla prestazione ed al risultato. Con tanto entusiasmo e tanta voglia di mettersi alla prova in una piazza così importante e storica, un po’ alla volta, siamo diventati parte di questa grande famiglia ed oggi ci sentiamo a casa, come mai prima d’ora. La fiducia, la stima e l’affetto dei compagni e del pubblico che sentiamo intorno a noi non sono gentili omaggi, ma conquiste ottenute sul campo e fuori, conquiste che si devono difendere ed onorare giorno per giorno. Dopo il tentativo dello scorso anno, quest’anno stiamo mirando ai play off con maggior convinzione; il campionato è iniziato con qualche difficoltà, ma poi siamo stati capaci di riprenderci ed inanellare una serie di risultati che ci hanno permesso di arrivare fino al secondo posto. Da qualche settimana, però, siamo entrati in una fase negativa e ciò è accaduto proprio nel momento più importante della stagione. Non sono qui a chiedervi il perché; lascio a voi la risposta, perché credo che ognuno di voi, mister compreso, la conosca o sia in grado di darsi una spiegazione e trovare una soluzione. Il calcio è uno sport bellissimo, ma è uno sport di squadra dove tutti devono sempre dare il massimo delle loro possibilità, supportandosi a vicenda, come tanti ingranaggi di una stessa macchina. A volte basta una scelta sbagliata, un dettaglio trascurato, un episodio non sfruttato e la ruota comincia a girare al contrario. Così, quando le cose vanno bene è sempre facile trovare armonia, comunione di intenti, spensieratezza; quando invece cominciano ad esserci degli intoppi, delle sconfitte impreviste, delle panchine inaspettate, è allora che si vede se una squadra è forte ed è capace di rimanere unita nel perseguire l’obiettivo comune. È indubbio che qualcosa si è inceppato, qualcosa che va oltre il risultato negativo del campo e che apparentemente impedisce di invertire la rotta. Magari mi sbaglio e sarei felicissimo di essere smentito; voi siete i protagonisti e voi dovete trovare la risposta e la soluzione prima dentro di voi, con un bell’esame di coscienza e poi parlandone fra di voi, confrontandovi con onestà e franchezza, ma sempre con rispetto reciproco, consapevoli che all’interno della squadra, di ogni squadra, ci sono (che vi piaccia o no) gerarchie, anche per le piccole cose; c’è chi ha più talento, chi meno, c’è chi ha più spirito agonistico, chi meno, c’è chi gioca di più, chi meno. È normale, ma tutti siete ugualmente importanti a patto che sappiate tenere a mente ed applicare in concreto quelle tre parole che ho citato prima: rispetto, sacrificio ed umiltà. Il “pedigree”? Ammesso che qualcuno di voi ce l’abbia, non è una bandierina da sventolare, non è una medaglia da esibire, non dà maggiori diritti; semmai comporta maggiori doveri e responsabilità. E tutti dovete sentirvi onorati di far parte di questa Società. Perdere una partita? Sbagliare un intervento in difesa o un gol in attacco? Sbagliare formazione o modulo? Tutti perdono e tutti sbagliano; non è questo il punto; il punto è capire se si è fatto il massimo e rendersi conto per tempo di dove sta l’errore per porvi rimedio, perché nel calcio, come nella vita, i dettagli fanno la differenza; soprattutto ora che mancano solo tre partite alla fine e non c’è più tempo per rimandare a domani. Quindi, da squadra vera, quale avete dimostrato di poter essere, tutti voi, gruppo squadra, lasciate da parte l’”io” e mettete al centro il “noi”; mettetevi al servizio gli uni degli altri, lasciate perdere inutili protagonismi, individuate le scelte migliori, sfruttate al meglio le vostre capacità e cercate di esaltare quelle dei vostri compagni. Solo così potrete raggiungere l’obiettivo o almeno non avrete rimpianti per non averci provato. Augurandomi che almeno qualcuno di voi (come me) abbia dormito male domenica notte (perché se così è, significa che quel qualcuno soffre per la situazione ed ha a cuore la Centese), rivolgo un appello al pubblico: stiamo vicini ai ragazzi ed a tutto il gruppo e lasciamo perdere commenti inutili ed assurdi, gridati ad alta voce; non sono degni di una piazza come questa e non se li meritano i ragazzi. L’obiettivo è lì davanti a voi e vi permetterà di lottare per salire di categoria! Solo questo pensiero mi esalta e deve esaltarvi e motivarvi. Vi voglio bene. Forza Centese, sempre! Arconovaldo Bonacorsi
