OGGI, DI 94 ANNI FA, S’ INAUGURAVA IL MONUMENTO DEI CADUTI
Alle ore 16 del 24 maggio 1931 (anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia) frantale al settecentesco Palazzo del Monte di Pietà, oggi sede della Pinacoteca Civica “Il Guercino”, veniva inaugurato, alla presenza dell’allora Ministro dell’Aeronautica, Italo Balbo, il Monumento ai caduti.
Con Andrea Gilli ripercorriamo questa fase storica cittadina….
Tale monumento, di stile classico a tre archi con quattro colonne doriche, fu innalzato su progetto dell’architetto Gian Francesco Costa (Cento 1892 – Cento 1933) per onorare i Caduti e costituire un portale per l’orfanotrofio maschile (con annessa Scuola d’arti e mestieri) creato il 24 marzo 1918 da un Comitato di cinque centesi (Marianna Candi, Giuseppe Falzoni Gallerani, Giuseppe Ferioli, Gaetano Grandi e Giuseppe Taddia) per i figli di quanti erano morti in guerra.
I lavori di costruzione iniziarono nell’ Ottobre del 1929 e si protrassero per oltre un anno.
Il monumento fu finanziato col denaro raccolto dal Comitato per l’erezione del “Monumento a Ugo Bassi e ai caduti” e fu realizzato dalla Cooperativa edilizia “Ugo Bassi” di Cento, per la parte muraria, e dalla Cooperativa cementista di Bologna per i rivestimenti.
L’intera struttura è in mattoni, rivestita in cemento colorato e trattato con sale grosso per ottenere l’effetto del travertino; le scritte sull’attico e sugli archi sono con caratteri in bronzo, così come di bronzo sono i serti all’interno degli archi.
Sulla chiave di volta, è presente una testa di fante scolpita dall’artista Antonio Alberghini (Pieve di Cento, 1888 – 1979). Nell’attico del monumento tra i due tondi, anch’essi opera di Alberghini, raffiguranti le allegorie della Vittoria e della Patria, è presente la dedica realizzata con caratteri a rilievo;
“AI MARTIRI ED AI CADUTI
DELLA PATRIA INDIPENDENZA
MCMXXX”
Gli archi laterali sono tamponati e presentano due lastre di marmo con incisi i nomi dei Caduti nelle guerre d’indipendenza e nella prima guerra mondiale. Sopra i due archi c’è un verso tratto dall’Eneide di Virgilio (VI, 883) MANIBUS DATE LILIA PLENIS (versate gigli a piene mani).
Nelle due pareti interne del grande arco si trovano incisi, su 2 lastre di marmo biancone di Verona, il “Proclama agli Italiani della Lombardia, della Venezia, di Piacenza e Reggio” che Re Carlo Alberto lanciò dal suo quartier generale a Lodi il 31 marzo 1848 durante la Prima Guerra d’Indipendenza ed il “Bollettino della Vittoria” con cui il generale Armando Diaz, comandante supremo del Regio Esercito, annunciò, il 4 novembre 1918, la resa dell’Impero austro-ungarico e la vittoria dell’Italia nella prima guerra mondiale.
Fasci e scudi completavano le decorazioni del monumento.
A terra, davanti agli archi tamponati, sono poste due anfore con base a tripode di metallo opera del fabbro centese Albano Gozzi.
Sia a destra che a sinistra del monumento ci sono i muretti di recinzione su cui, molto più recentemente, sono state poste quattro lastre di marmo con incisi i nomi dei Caduti e dei Dispersi della seconda guerra mondiale.
