“SPANTO” ESTROSO MAESTRO DELLA CARTAPESTA
120 anni fa, esattamente il 4 agosto del 1906, nasceva a Cento Mario Bertelli, una figura destinata a rimanere impressa nella memoria collettiva locale.
Il nostro Andrea Gilli ci ricorda che Bertelli era arcinoto a tutti con lo scucmàj (soprannome) di “Spanto”, affibbiatogli tra gli anni ’20 e ’30 durante le accese sfide calcistiche dell’epoca; furono i tifosi pievesi che traendo ispirazione da un pilastro della loro cultura il poemetto eroicomico dialettale “I Pivís a Massumadegh” che lo chiamarono così per via del carattere esuberante, da una leadership naturale capace di trasmettere energia, vitalità, entusiasmo e brio a tutti i compagni, trascinando la squadra nei momenti difficili e risolvendo poi spesso i match con giocate e gol spettacolari.
Nella vita di tutti i giorni lavorava come muratore nell’Impresa Costruzioni Edili del padre Antonio detto Tugnén. La gestione della ditta passò in seguito al fratello maggiore Alberto (detto “Babbone”, nonno di Stefania Cento) e successivamente a lui, Spanto, che prese con sé a lavorare i figli Luciano, Dino e Renato.
Oltre per i trascorsi sportivi, la sua memoria è viva soprattutto per il suo ruolo di pilastro, innovatore e anima del Carnevale di Cento; subito dopo la guerra fondò la società “Il Risveglio”, nucleo fondante della futura Pro Loco, per la gestione e il rilancio della manifestazione partecipandovi poi per la sua prima volta l’anno dopo, il 1947, con un carro fuori concorso, un vulcano che al momento delle sorprese, durante l’apposita sfilata, si scoperchiò ed “eruttò” in anticipo le sorprese che i singoli carri in concorso avevano predisposto.
Uomo di straordinaria fantasia e allegria, vulcano di idee ed energia innovativa, fondò nel 1948 la Società Vulcania, che non a caso traeva il proprio nome da quel primo carro, nasceva cosi quello che sarebbe diventato il mito di Spanto e dei magnifici 7 della famiglia Bertelli, che con le loro trovate e innovazioni, poi adottate dalle altre società carnevalesche, fecero si che il carnevale di Cento diventasse uno fra i primi d’Italia
Creava carri originali, frutto della sua fantasia, anche dopo la metà degli anni 50 quando iniziò il commercio delle maschere e si realizzava comprando qua e là quelle che facevano al caso, introdusse i movimenti delle maschere sui carri, l’aspetto coreografico con ballerini davanti al carro e il lancio di oggetti più ricchi rispetto alle semplici caramelle e cioccolatini, come bambole e altri doni. Anche il primo funerale alle società perdenti fu organizzato da Spanto: con vescovo e banda fece sfilare, fra lo sbigottimento generale, un grottesco corteo per corso Guercino, invitando la gente a bere e a mangiare quei magoni in umido (oggi più noti come ventrigli o durelli di pollo) che simboleggiavano i dispiaceri e le tensioni della mancata vittoria.
La Società Vulcania vinse un totale di 11 primi Premi di cui 9 di 1° categoria (7 singoli 1 in gemellaggio con la società il Guercino e 1 fuori concorso nel 1949 con sogno di re carnevale) e 2 di seconda categoria)
10 secondi Premi
2 terzi Premi)
“Spanto” Mario Bertelli si spense il 10 novembre 1977. Dopo la sua scomparsa, la Società Vulcania rimase attiva ancora per qualche anno, realizzando i progetti che lui aveva disegnato prima di morire. Fino alla tragica comparsa del Covid-19, la sua eredità ha continuato a vivere grazie a Il Veglione Spanto, storica festa mascherata e di beneficenza dedicata a chi ha amato, costruito e animato il celebre Carnevale di Cento.
Nato da un’idea di Anna Bertelli, l’evento celebrava Mario come il capostipite di un’intera generazione di maestri cartapestai centesi e rappresentava una grande rimpatriata per le storiche società carnevalesche della città, unendo musica, allegria, ricordi e solidarietà.
immagine gentilmente concessa dalla nipote Anna Bertelli
