DA CENTO A CAPRERA CON UN TELEGRAFO SOLARE
L’incredibile notizia che ci racconta oggi il nostro Andrea Gilli ci porta a Bologna, dal 1° al 31 agosto 1872, quando sotto il portico del Pavaglione, le vetrine della ditta Calzoni esposero il “sensazionale” telegrafo solare (o eliografo) di Raffaele Sgarzi, un congegno a specchi fondato sulla riflessione dei raggi solari la cui intermittenza forma linee brevi e lunghe conformi all’alfabeto Morse, dono dei volontari garibaldini di Cento all’Eroe dei Due Mondi, in esilio, più o meno volontario, sull’isola di Caprera; un auto-isolamento politico (o esilio volontario), monitorato attentamente dal governo italiano che preferiva tenerlo lontano dalla terraferma.
I volontari garibaldini di Cento scelsero quello strumento non solo come omaggio all’uomo simbolo dell’unità d’Italia, ma anche per un motivo pratico e simbolico: un telegrafo solare permetteva teoricamente di comunicare rapidamente tra l’isola di Caprera e la costa, rompendo l’isolamento geografico e politico a cui il governo sabaudo cercava di sottoporre il Generale.
Perché il e non un?
Lo specifico prototipo di eliografo progettato da Raffaele Sgarzi nacque come un pezzo unico, una commessa artigianale finanziata dai reduci garibaldini di Cento come regalo personale per il loro generale; una donazione dal forte valore simbolico e patriottico.
Prima dell’introduzione dell’eliografo di Sgarzi, le comunicazioni tra l’isola di Caprera e il resto d’Italia avvenivano combinando due sistemi principali: il trasporto fisico in barca e la rete telegrafica elettrica terrestre e sottomarina.
All’epoca il telegrafo elettrico Morse era già ampiamente diffuso, ma non copriva l’ultimo tratto di mare isolato; il flusso di un messaggio seguiva tappe precise e passaggi fisici obbligati: [Caprera] -> (Barca a remi/vela) -> [La Maddalena] -> (Telegrafo Elettrico / Cavo Sottomarino) -> [Sardegna -> Continente] e viceversa.
In caso di forti mareggiate o di tempeste di vento (molto frequenti nelle Bocche di Bonifacio), nessuna barca poteva attraversare il canale, Caprera rimaneva totalmente isolata dal mondo per giorni. L’introduzione dell’eliografo (telegrafo solare) mirava ad eliminare il passaggio in barca, consentendo a Garibaldi di proiettare istantaneamente impulsi di luce Morse direttamente da Caprera all’ufficio della Maddalena, bypassando le problematiche marine.
Raffaele Sgarzi, bolognese di nascita, operava professionalmente nel settore nevralgico della modernizzazione ottocentesca, era titolare dell’Ufficio Telegrafico di Cento; questa posizione gli garantiva una profonda conoscenza dei limiti pratici della telegrafia elettrica Morse del tempo e, soprattutto, dei “punti ciechi” della rete nazionale, come l’isolamento geografico delle isole minori. Non era uno scienziato isolato, ma sviluppò il suo eliografo all’interno di un sodalizio intellettuale di altissimo livello. A partire dal 1867, Sgarzi condusse i suoi esperimenti sul telegrafo solare assistito direttamente da Quirico Filopanti (nome d’arte di Giuseppe Barilli, durante la sua vita movimentata, Filopanti strinse un legame così profondo con Cento da considerarsi un suo “cittadino naturale”), celebre matematico, astronomo, triumviro della Repubblica Romana del 1849 e a sua volta, dopo aver partecipato a due spedizioni militari al suo fianco, intimo amico di Giuseppe Garibaldi che lo chiama Professore e Maestro dell’Infinito.
Le cronache dell’epoca tramandate dalle memorie locali (come quelle raccolte da Antonio Orsini nella Selva Enciclopedica Centese) ricordano i primi pionieristici esperimenti di trasmissione solare effettuati da Sgarzi e Filopanti; i test avvenivano posizionando gli specchi e gli otturatori dall’alta Torre della Rocca di Cento fino alla Torre di Taddeo Pepoli a Galeazza, coprendo una distanza in linea d’aria ideale per simulare il tratto di mare sardo.
È quindi confermata che l’invenzione del telegrafo solare, l’eliografo, è avvenuta in Cento nonostante alcune autorevoli pubblicazioni la attribuiscono al telegrafista francese Leseurre, morto nel 1864. Il prof. Quirico Filopanti riconoscerà comunque a Sgarzi se non l’invenzione il perfezionamento del prezioso apparecchio.
in foto un eliografo della prima guerra mondiale e la statua in Budrio di Quirico Filopanti
