ALTRO CHE 30…A CENTO IL MASSIMO CONSENTITO ERA 15 Km/h
nel 1920 superare i 15 km/h in auto a Cento era un reato da “massimo rigore”
Immaginate di guidare lungo le strade del centro storico e di dover tenere d’occhio il tachimetro per non superare la “folle” velocità di 15 km/h… È ciò che accadeva a Cento esattamente 106 anni fa. Uno straordinario manifesto d’epoca, datato 14 ottobre 1920 e firmato dall’allora sindaco Aroldo Angelini, fotografa lo scontro culturale tra due mondi: da un lato la secolare e pacifica routine fatta di passi lenti e trazione animale; dall’altro, l’irruzione rumorosa, fumosa e veloce (per l’epoca) delle prime automobili private.
Le incredibili ricerche storiche del nostro Andrea Gilli ci fanno scoprire che…Recependo una circolare dell’Autorità Prefettizia volta a fronteggiare una vera e propria emergenza nazionale, ad “evitare i gravi incidenti che giornalmente si verificavano in tutte le città del Regno, spesso con conseguenze letali” veniva imposto, per tutti i veicoli a trazione meccanica senza guida di rotaie il limite invalicabile dei 15 km all’ora. All’epoca le strade non erano pensate per i motori; le carreggiate, prive dei moderni marciapiedi, erano condivise in modo caotico tra pedoni, venditori ambulanti e carretti trainati da cavalli o buoi. Ma soprattutto, la via era il regno dei bambini, che le popolavano liberi per rincorrere un cerchio di ferro, giocare a lippa o altri giochi; in un mondo che si muoveva a passo d’uomo, un mezzo meccanico sembrava un bolide impazzito, che con la sua “soverchia velocità” era capace di sollevare nuvole di polvere sui ciottoli del centro e di spezzare bruscamente la sicurezza dei giochi all’aperto.
Un pericolo pubblico che l’amministrazione comunale si trovò costretta a limitare con la massima severità ponendo un limite di velocità simile a quello di un moderno monopattino elettrico che oggi, in piena epoca di “Zone 30” tra mille dibattiti e proteste, farebbe decisamente incaz… spazientire gli automobilisti, ma che all’epoca rappresentava una misura drastica per garantire l’incolumità pubblica.
Non solo: l’ordinanza prevedeva una vera e propria campagna di comunicazione istituzionale. I cittadini e i viaggiatori di passaggio dovevano essere tassativamente informati del limite tramite “appositi manifesti” e “targhe visibili”, i nonni dei nostri attuali segnali stradali.
